L’unanimità non è più un problema reale: ormai è destinata al cestino di una realtà passata, quella della costruzione europea senza scosse. Oggi l’Unione europea va verso politiche alle quali si aggregano volta per volta alcuni Paesi mentre altri restano fuori
Si può seriamente pensare che il guaio maggiore della Ue sia il voto all’unanimità? Certo, è un problema: da quando Viktor Orbán minaccia di votare contro a ogni iniziativa che vorrebbe punire la Russia di Putin per l’aggressione all’Ucraina, tutto si è bloccato per mesi e mesi. Al vertice del Consiglio europeo di oggi e domani, però, sembra che si sia trovato il modo per aggirare l’ostacolo: infatti, l’unanimità è sì un problema, ma politico prima che procedurale. Con un po’ di coraggio, la Commissione di Bruxelles intende ora usare un articolo del Trattato europeo (il 122) che stabilisce procedure straordinarie di fronte alle emergenze: per sbloccare i fondi russi depositati in Europa e congelati dopo l’invasione dell’Ucraina. Finalmente: lo avrebbe potuto fare due anni fa.
Vedremo se adesso funzionerà. Se la mossa dovesse fallire, però, non sarà perché si oppongono l’Ungheria oppure il Belgio che di quei fondi è custode. Sarà perché sugli europei sono fortissime le pressioni della Casa Bianca affinché quel denaro sia destinato ad altri usi, a uno scambio economico-politico con Mosca. Martedì, durante un dibattito sul libro L’Europa che non c’è di Massimo Riva alla Fondazione Corriere, Paolo Gentiloni ha detto che, se il Consiglio europeo di oggi e domani non avrà successo, per la Ue sarà un fallimento tragico. Oltre a essere stato presidente del Consiglio in Italia, Gentiloni è anche stato commissario europeo per cinque anni, sa bene come funzionano questi vertici e conosce quel che spesso non si vede dietro alle decisioni delle 27 cancellerie.
Nello stesso dibattito, ha anche sostenuto che l’infinita discussione sul superamento del voto all’unanimità è stata spesso la scusa dietro la quale qualche governo si è riparato per non prendere decisioni sgradite. Da questo punto di vista, sarebbe bene abolire questo totem, per rendere più chiare le posizioni di tutti e mettere ogni Paese davanti alle proprie responsabilità. Fatto sta che l’unanimità non è più un problema reale: ormai è destinata al cestino di una realtà passata, quella della costruzione europea senza scosse. Oggi l’Unione europea va verso politiche alle quali si aggregano volta per volta alcuni Paesi mentre altri restano fuori. Addirittura allargata a membri non Ue, come nel caso dei volonterosi sull’Ucraina che vede anche la partecipazione di Regno Unito e Norvegia.
