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Fino all’11 febbraio si tiene la settimana dedicata a queste materie, istituita con la legge n.187 del 2023, in cui il ministero dell’Università promuove e divulga le iniziative realizzate per sensibilizzare e stimolare l’interesse per le discipline, «che rappresentano, a seguito della rivoluzione tecnologico-digitale in atto, il volano per lo sviluppo del tessuto economico, sociale e culturale»

Dieci anni in cui, invece di andare avanti, come hanno fatto altri Paesi europei, l’Italia ha fatto un passo indietro. È la situazione che riguarda le lauree Stem e il gender gap, la differenza tra i risultati raggiunti da uomini e donne.
Si tratta di quei corsi in ambito scientifico-tecnologico (l’acronimo, non a caso, unisce Science, Technology, Engineering e Mathematics). Fino all’11 febbraio si tiene la settimana dedicata a queste materie, istituita con la legge n.187 del 2023, in cui il ministero dell’Università promuove e divulga le iniziative realizzate per sensibilizzare e stimolare l’interesse per le discipline, «che rappresentano, a seguito della rivoluzione tecnologico-digitale in atto, il volano per lo sviluppo del tessuto economico, sociale e culturale».

Ma il gender gap aumenta
L’11 febbraio è anche la Giornata mondiale delle donne e delle ragazze nelle scienze e, per questo, Talents Venture offre un’analisi sulla crescita dei laureati complessivi in Italia (+35% tra il 2014 e il 2024). Il risultato è che l’incremento «non si è tradotto né in un rafforzamento delle discipline scientifiche e tecnologiche, né in una riduzione dei divari di genere al loro interno».
All’interno di questo quadro, si legge, «gli equilibri di genere restano sostanzialmente invariati». Se le donne laureate sono in maggioranza (58% del totale, un dato stabile tra il 2014 e il 2024), il primato non si riflette nelle discipline Stem: qui, per ogni 10 laureati, solo 4 sono donne, «una proporzione che nel decennio non mostra segnali di convergenza e registra anzi un lieve arretramento» nel periodo di riferimento.
Da notare, almeno, un leggero incremento nel decennio per quanto riguarda la quota di laureate Stem sulla popolazione femminile tra i 18 e i 25 anni, dall’1% del 2014 al 2% del 2024. Tuttavia, si tratta, spiega il rapporto, «di un incremento che deriva da due dinamiche distinte: da un lato, nello stesso periodo la popolazione femminile 18–25 anni si è ridotta del 6%; dall’altro il numero assoluto di laureate Stem è aumentato del 29%. Un’evoluzione positiva che tuttavia, all’interno del sistema universitario, non si è tradotta in un riequilibrio di genere nelle Stem».

Il gap aumenta al Sud
Il gender gap è stato evidenziato recentemente anche dall’Istat che, per il 2024, ha registrato una quota di lauree Stem che sale al 36,9% tra gli uomini (+2,1 punti rispetto al 2023) e scende al 15% tra le donne (-1,1 punti). I numeri sono peggiori al Sud, dove la percentuale di laureate è al 13% (al Nord è al 16,3%).

Nel dettaglio
Tornando al report di Talents Venture, è presente anche il quadro dettagliato sui corsi. L’area di Ingegneria, che rappresenta quasi la metà delle classi Stem e oltre 65.000 laureati nel 2024, registra una lieve riduzione sia del proprio peso sul totale dei laureati (dal 17% al 16%) sia della quota di laureate al suo interno, che passa dal 32% al 31%. Le scienze naturali, matematiche e statistiche, pari all’8% del totale dei laureati, mantengono nel decennio un peso sostanzialmente stabile rispetto al 2014. Pur restando l’unico ambito Stem a maggioranza femminile, anche in questa area la quota di laureate mostra un lieve arretramento, passando dal 60% al 59%.
L’Ict, infine, è l’ambito più dinamico in termini di volumi (+136% di laureati e +199% di laureate) ed è anche l’unica area Stem in cui la quota di laureate aumenta nel periodo considerato. Nel 2024 le donne rappresentano il 18% dei laureati dell’area, in crescita rispetto al 15% del 2014. Un «incremento contenuto, che non modifica il forte squilibrio di genere dell’ambito. Inoltre, l’Ict continua a pesare appena il 2% del totale dei laureati italiani, anche in relazione a una offerta formativa più ristretta».

In controtendenza
Il confronto europeo restituisce una dinamica diversa. In Francia, Germania e Spagna, tra il 2014 e il 2023, la quota di laureate Stem è lievemente aumentata, pur restando su livelli inferiori a quelli italiani. In questi Paesi, quindi, a fronte di una riduzione del peso complessivo delle Stem, la componente femminile all’interno dell’area si è rafforzata, seppur moderatamente.

I vantaggi delle Stem
Una situazione che emerge «nonostante gli elevati tassi di occupazione anche per le giovani laureate Stem». È il titolo del capitolo che l’Istat ha dedicato all’incidenza del studio universitario sui tassi di occupazione: nel 2024, tra i 30-34enni il tasso di occupazione è del 77,9% per i laureati nell’area Umanistica e dei servizi, sale all’85,7% in quella Socio-economica e giuridica, raggiunge l’88,6% nell’area Medico-sanitaria e farmaceutica e tocca il valore più elevato nelle discipline Stem (88,9%).

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Tra i 30-34enni, il divario occupazionale di genere è più ampio tra i laureati nelle discipline medico-sanitarie e farmaceutiche (6 punti, 86,6% e 92,6% i rispettivi tassi) e in quelle socio-economiche e giuridiche (5 punti, 83,8% e 88,8% i rispettivi tassi), inferiore tra le lauree umanistiche (3,3 punti, 77,0% e 80,3% i tassi) e quelle Stem (3,2 punti, 86,9% e 90,1%).
In particolare, il divario di genere varia dal 4,5% (86,2% e90,7% i rispettivi tassi) nell’area Stem di “scienze e matematica” al 2,3% per l’area “informatica, ingegneria e architettura” (87,6% contro 89,9%).

A.N.D.E.
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