Il consiglio regionale della Campania ha approvato il quesito referendario che propone l’abrogazione totale della riforma Calderoli. E poi un secondo quesito che va ad incidere in modo selettivo su alcuni contenuti della norma e sui Lep (i livelli essenziali di prestazione). Testi su cui dovrebbero convergere le altre quattro regioni governate dal centrosinistra: l’Emilia-Romagna, la cui assemblea è convocata per le prossime ore, e poi Sardegna, Puglia e Toscana

Parte dalla Campania il percorso delle cinque Regioni a guida progressista per il referendum abrogativo dell’autonomia differenziata. Il Consiglio regionale ha approvato ieri la richiesta di indizione, con un testo su cui ora dovrebbero convergere l’Emilia-Romagna, la cui assemblea è convocata per le prossime ore, e poi Sardegna, Puglia e Toscana. E’ un iter che corre parallelo a quello delle 500mila firme popolari da raccogliere entro settembre. Ma sulla strada delle opposizioni non c’è solo lo scoglio del quorum, ma anche quello dell’ammissibilità stessa del referendum.
Per questo, il consiglio regionale della Campania ha approvato (con i voti dei gruppi di centrosinistra, compreso il M5s, e del rappresentante di Azione, che invece a livello nazionale con Calenda si è dissociata dalla campagna referendaria) in primis il quesito referendario che propone l’abrogazione totale della riforma Calderoli. E poi un secondo quesito che va ad incidere in modo selettivo su alcuni contenuti della norma e sui Lep (i livelli essenziali di prestazione), in modo da mettere al riparo il referendum da un eventuale giudizio di inammissibilità dell’abrogazione totale, ipotesi legata ai collegamenti tra il ddl Calderoli e la legge di bilancio.
Il governatore pugliese Michele Emiliano intanto ha ribadito che l’autonomia differenziata «per come l’ha definita Calderoli è una guerra di tutti contro tutti». Ma anche il presidente della Regione Calabria, il forzista Roberto Occhiuto, è tornato a manifestare preoccupazioni durante il consiglio nazionale del partito. «Il mio auspicio – ha detto – è che Forza Italia non voti, in Consiglio dei ministri e in Parlamento, alcuna intesa con singole Regioni se prima non saranno interamente finanziati i Livelli essenziali di prestazione, e se non ci sarà la matematica certezza che determinate intese possano produrre danni al Sud». Timori ai quali il segretario Antonio Tajani risponde rafforzando la proposta dell’Osservatorio sull’autonomia differenziata: «Non sarà un gruppo di studio ma una struttura politica che dovrà fare valutazioni politiche ed eventuali iniziative qualora ci fossero distorsioni nell’applicazione della riforma».

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