I cosiddetti «generici» hanno lo stesso principio attivo ed efficacia dei medicinali di marca, ma non fanno ancora breccia nel cuore degli italiani

Hanno lo stesso principio attivo, la stessa forma farmaceutica, lo stesso dosaggio, la stessa via di somministrazione e le stesse indicazioni terapeutiche. Cambia solo il nome (che è quello del principio attivo) e la scatola che li contiene che è diversa magari per forma e colore. Stiamo parlando dei farmaci equivalenti – detti anche in modo “dispregiativo” generici – che hanno la stessa efficacia dei medicinali originatori “di marca”. Peccato però che non facciano ancora breccia nel cuore degli italiani, tanto che un cittadino su 3 non si fida e nutre ancora dubbi sul fatto che abbiano le stesse proprietà e per questo spende di più per avere quello di marca diventato di uso comune per il suo nome di fantasia (il caso più famoso forse è quello della tachipirina).

Per gli italiani una spesa in più di oltre 1 miliardo
La conseguenza principale di questa scelta di acquisto e cioè quella di non accettare il farmaco equivalente quando il farmacista lo propone – che vale la pena sottolinearlo ha lo stesso principio attivo e l’efficacia del medicinale originatore di marca -, è che la spesa privata degli italiani per acquistare farmaci marcati cresce mentre il ricorso all’alternativa equivalente è ancora basso soprattutto al Sud. Va infatti ricordato che se il cittadino chiede il medicinale “di marca” invece del “generico” dovrà pagare la differenza tra il prezzo del medicinale richiesto e il prezzo di rimborso dell’equivalente. Si tratta di una spesa in più tutta a carico delle tasche dei pazienti che vale 1,1 miliardi in un anno: in pratica uno “spreco” che potrebbe essere risparmiato se si scegliesse l’equivalente, senza scordarsi che il loro arrivo sul mercato determina sconti e prezzi più bassi sempre per quelli di marca (si stima per circa 6 miliardi). Il quadro sul mercato degli equivalenti è stato tracciato in occasione del convegno al ministero della Salute «Farmaci equivalenti: conoscere per scegliere», promosso da Cittadinanzattiva nell’ambito della campagna «Ioequivalgo» con il contributo non condizionato di Egualia.

L’equivalente più richiesto al Nord, molto meno al Sud
Da un’indagine appena realizzata da SWG su un campione di 2500 cittadini emerge inoltre che 1 cittadino su 5 dichiara che il medico indica sul ricettario solo i farmaci brand, ma al contempo il 47% degli italiani sarebbe predisposto ad acquistare l’equivalente, mentre resiste un 19% che prediligerebbe comunque il brand. Cresce così la spesa privata, ovvero ’out of pocket’, dei cittadini: nel 2023 gli italiani hanno versato di tasca propria 1.029 milioni di euro di differenziale di prezzo per ritirare il farmaco brand più costoso invece che il generico-equivalente a minor costo e interamente rimborsato dal Ssn. Il ricorso alle cure equivalenti continua però ad essere privilegiato al Nord (rappresenta il 39,8% delle confezioni vendute) rispetto al Centro (29%) e al Sud (23,7%), a fronte di una media Italia del 32%. L’incidenza maggiore di consumo è nella P.A. di Trento (44,7%), in Friuli Venezia Giulia (41,9%), in Piemonte (40%). In coda per consumi di equivalenti sono Sicilia (22,7%), Campania (21,9%), Calabria (21,7%).

Cresce la spesa privata dei farmaci da parte dei cittadini
Da una ricerca della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa emerge inoltre che nel 2022 la spesa a carico dei cittadini, comprendente la quota della compartecipazione (ticket regionali e differenziale), l’acquisto privato dei medicinali di classe A e la spesa dei farmaci di classe C, è stata pari a 9,9 miliardi, con un aumento del 7,6% rispetto al 2021. Il tutto con una costante: la spesa per la compartecipazione risulta generalmente più elevata nelle Regioni a basso reddito. «Con i villaggi itineranti della campagna Ioequivalgo abbiamo fatto tappa in 22 città e abbiamo sottoscritto protocolli di intesa con alcune Regioni. Crediamo che a questo punto sia necessaria una grande campagna di informazione e comunicazione istituzionale rivolta alla cittadinanza e agli operatori sanitari per superare le resistenze di tipo culturale ma anche gli ostacoli pratici nella domanda e nell’offerta di questi farmaci», ha dichiarato Valeria Fava di Cittadinanzattiva.

Una compagna di comunicazione e le indicazioni ai farmacisti
Sul fronte farmaci equivalenti, il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato ha affermato che il ministero «valuterà l’avvio di una campagna di comunicazione proprio sui farmaci equivalenti: bisogna ribadire che hanno la stessa efficacia dei loro originator, dunque non c’è motivo per non usarli, oltre a determinare un forte risparmio sia per lo Stato sia per i cittadini». Gemmato ha inoltre ricordato che i farmacisti hanno l’obbligo per legge di proporre ai cittadini il farmaco equivalente quando possibile. A questo proposito, il presidente di Federfarma, Marco Cossolo, ha annunciato una nuova circolare proprio ai farmacisti per ricordare l’obbligo di proporre gli equivalenti ma anche per sottolineare l’importanza della corretta comunicazione ai cittadini in merito all’efficacia e caratteristiche di tali medicinali.

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