14 Ottobre 2026

Qual è lo spirito giusto con cui affrontare la sfida dell’Intelligenza artificiale (Ai)? Ormai ci stiamo dividendo fatalmente tra entusiasti e catastrofisti. Nelle società anziane, come la nostra, prevalgono però le paure. In parte giustificate, ma solo in parte. Parliamo troppo dei timori di come le macchine possano comandarci e troppo poco di come miglioreranno le nostre vite. Sfuggono così al dibattito le straordinarie opportunità legate allo sviluppo delle tecnologie più avanzate. Il dramma è che sfuggono spesso anche a chi fa impresa. Un prezioso suggerimento viene da un quasi centenario.
L’imprenditore Mario Carraro, padovano, compirà 97 anni il prossimo 29 ottobre. Non si stanca mai di apprendere, confrontare, discutere. Ci conosciamo da tanti anni e spesso è lui a vedere fenomeni nuovi, in giro per il mondo, prima che li legga o li noti chi, in età più giovanile, lo fa per professione. La sua giornata è scandita dalla volontà (e dal dovere) di conoscere. Un lettore onnivoro. Carraro usa regolarmente gli strumenti dell’Ai. «Alla mia età è anche un supporto alla memoria», confida a Paolo Possamai in un’intervista apparsa sul Mattino di Padova.
Si duole del fatto che dal 2008 l’industria italiana abbia perso il passo con l’innovazione più avanzata. Negli anni Novanta, il fondatore dell’omonimo gruppo attivo anche in Cina e quotato, con la filiale indiana, a Mumbai, fu il primo a importare in Italia il metodo giapponese della Qualità Totale. Sostiene che non abbiamo la cultura per capire che la civiltà degli umanoidi è dietro la nostra porta. Siamo troppo concentrati sui settori tradizionali. I vertici confindustriali sono spesso gestiti da esponenti, bravissimi, di settori però maturi (il presidente dei veneti fa il vino). Ricorda che Ivano Beggio, il fondatore dell’Aprilia, gli rimproverava il fatto che si fosse innamorato troppo di Internet. Avverte di non rallegrarsi, come fa qualcuno, del fatto che la Germania vada peggio di noi. Ne pagheremo le conseguenze.

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