Non bisogna alimentare lo scontro, Al Paese serve senso di responsabilità. Si preannuncia un «autunno caldo»: è necessario essere preparati. Ma è proprio nei momenti di emergenza che si misura la tenuta delle istituzioni
I gruppi di teppisti che da sabato hanno scatenato la guerriglia nel centro di Milano dimostrano in maniera evidente quanto alto possa diventare il livello dello scontro. Di fronte al pericolo di una violenza che può ulteriormente degenerare è più che mai fondamentale mantenere i nervi saldi.
Il botta e risposta tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi diventa invece il campanello di allarme di quello che può accadere fino alle elezioni. C’è il rischio di una fibrillazione continua e di uno scambio di accuse che non può portare nulla di buono. Perché di fronte alle proteste di piazza, agli scontri tra manifestanti e polizia, alla violenza di ragazzi che scendono in strada con l’unico obiettivo di sfasciare, la risposta della politica deve essere ferma e soprattutto compatta. La situazione appare già chiara nella sua gravità.
Non è difficile prevedere che le difficoltà economiche che il nostro Paese — così come molti altri — si trova ad affrontare, non troveranno facile soluzione. Il confronto interno alla maggioranza di governo sulla prossima Manovra ha reso evidente l’esiguità delle risorse a fronte di prezzi che continuano a salire, a famiglie che faticano ad arrivare a fine mese.
Le misure tampone fin qui ipotizzate difficilmente potranno dare risposte e sollievo. Fare fronte a tutte le necessità è impossibile, l’ora di compiere scelte è arrivata. Su questo il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato esplicito. Ma è proprio su questo che la protesta sta montando, basta analizzare quanto accaduto nell’ultima settimana.
Ci sono compagnie aeree che non sono in grado di garantire il decollo di tutti gli aerei. Ci sono autotrasportatori che non possono pagare il carburante necessario a far viaggiare i propri mezzi. Ci sono lavoratori che esauriscono il proprio stipendio ben prima della fine del mese. Ci sono genitori che devono decidere che cosa comprare per soddisfare le esigenze dei propri figli. Una situazione di crisi che convince migliaia di italiani a scendere in piazza. La maggior parte di loro lo fa pacificamente, proprio come è accaduto venerdì scorso. Una mobilitazione pacata per chiedere sostegno e aiuto. Ma è proprio nelle piazze tranquille che si infiltrano i violenti. È sempre accaduto, continuerà ad accadere. Ed è di fronte a una simile emergenza che la politica deve mantenere i nervi saldi, anche se la campagna elettorale è già cominciata e gli argomenti legati alla sicurezza sono prioritari.
«La violenza deve essere condannata sempre», ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni prima di rivolgere un appello — da molti interpretato come una sfida — all’opposizione. È un argomento giusto, chi mai potrebbe negarlo? Quale politico o appartenente alle istituzioni potrebbe avere il coraggio di non condividerlo? Il problema è il passo ulteriore che bisogna compiere impegnandosi a fermare il confronto — che talvolta si trasforma purtroppo in una gara — tra chi sta con la piazza e chi con le forze dell’ordine, tra chi difende i manifestanti e chi invece si schiera con la polizia o con i carabinieri. Senza mai dimenticare che quei poliziotti e quei carabinieri sono anche loro lavoratori che talvolta faticano ad arrivare a fine mese e che hanno come compito istituzionale quello di fermare i violenti e difendere i cittadini che si limitano ad esercitare il proprio diritto al dissenso. Si può fare di più? Certamente di fronte ai rischi che la guerriglia comporta bisogna potenziare l’attività di prevenzione e controllo per punire e isolare i facinorosi e gli «agitatori». L’autunno sarà «caldo», su questo bisogna essere preparati. Ma è proprio nei momenti di emergenza che si misura la tenuta della classe politica, sia essa al governo o all’opposizione. La sua capacità di affrontare i problemi anche riuscendo a collaborare o quantomeno a non dividersi. Senza mai sottovalutare che nelle urne gli elettori sceglieranno chi avrà dato prova di aver compreso la necessità di affrontare la crisi cercando le soluzioni possibili e praticabili con i mezzi a disposizione.
