Non soltanto le mamme, ma i genitori hanno una grande responsabilità nel preparare i figli maschi al rifiuto e al rispetto, e le figlie femmine all’autodeterminazione e all’indipendenza economica

L’assessora di un piccolo Comune, imprenditrice con due figli di sette e sei anni, mi ha raccontato che il minore le ha chiesto se pure lui, da grande, può fare l’assessore. «Ma certo!», gli ha risposto, orgogliosa che il suo incarico lo avesse ispirato. Ma il maggiore l’ha subito gelata: «Io non lo farò mai». «E perché?», ha chiesto. «Perché non lascerei mai i mei figli così tanto da soli». Il padre, mi ha spiegato, è un pure lui un imprenditore e sta spesso fuori casa per lavoro. Però a lui il primogenito lo «concede». Probabilmente gli raccontano che è normale che faccia tardi o stia via. Del resto è sempre successo, fin dai tempi in cui l’uomo usciva per procacciare il cibo alla famiglia, anche se quella era l’età della pietra e da allora le donne hanno imparato a volare nello Spazio, a presiedere le banche, a governare i Paesi, a dirigere le orchestre (pure se talvolta si fanno chiamare Maestro e non Maestra, che fa troppo scuola elementare, e direttore e non direttrice, che fa collegio per educande).
Alla mamma di quel bambino, allora, ho detto super convinta che ha una responsabilità enorme, oggi, nella formazione di due uomini di domani. E ha replicato che la sente eccome: infatti, quando uno dei figli le chiede un bacio, lei ogni tanto risponde «adesso non mi va», per insegnare che anche un bacio a chi vuoi bene non può essere imposto. Però, adesso che è appena stata celebrata un’altra Giornata internazionale contro la violenza sulle donne «facendo umore», come aveva chiesto la sorella di Giulia Cecchettin uccisa barbaramente da Filippo Turetta, la sintesi di tutta l’inadeguatezza maschile rispetto al genere femminile (lei lo aveva lasciato ed era più brava di lui negli studi); adesso, dicevo, provo disagio per quello che ho raccomandato all’amministratrice del piccolo Comune. Non dirò più che le mamme hanno una grande responsabilità nell’educazione sentimentale dei figli maschi. Dirò, piuttosto, e ci starò attenta, che i genitori (plurale indifferenziato: maschile e femminile, femminile femminile, maschile maschile) hanno insieme un compito cruciale, nel preparare i figli maschi al rifiuto e al rispetto, e le figlie femmine all’autodeterminazione e all’indipendenza economica. È un impegno che non si esaurisce nel tempo. Ma deve cominciare subito. E se è già cominciato, si può correggere strada facendo.

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