In un contesto di calo demografico della popolazione studentesca, diventa ancora più importante non disperdere giovani di talento
Ha fatto notizia, in questi giorni, il calo degli studenti iscritti al nuovo anno scolastico, oltre 1 milione in meno rispetto al 2005/2006. Gli effetti della denatalità riguardano da molto vicino anche il mondo universitario che, come riportano le proiezioni del Cnr, da qui al 2041 potrebbe veder diminuire la popolazione tra i 18 e i 21 anni di oltre 512 mila unità rispetto al 2023, con ripercussioni particolarmente rilevanti nei territori tradizionalmente meno attrattivi, in particolare nel Mezzogiorno, dove la riduzione delle matricole potrebbe in alcune regioni arrivare al 30%.
Mentre ci si appresta all’avvio del nuovo anno accademico è opportuno riflettere sulle sfide che attendono il sistema universitario e interrogarsi sulle risposte che è possibile formulare.
Partiamo proprio dalla questione demografica. In un contesto di calo demografico della popolazione studentesca, diventa ancora più importante non disperdere giovani di talento. È dunque prioritario abbattere le barriere socioeconomiche che impediscono di proseguire gli studi a chi ha capacità e motivazione, ma non mezzi sufficienti. Promuovere il merito indipendentemente dalla condizione di partenza degli studenti e delle loro famiglie, e riattivare l’ascensore sociale, sono dunque fattori fondamentali: non solo per un’esigenza di equità e sostenibilità sociale, ma anche per valorizzare pienamente il capitale umano del Paese e recuperare talenti che altrimenti resterebbero ai margini del mondo universitario.
In Italia una case history particolarmente virtuosa esiste già ed è quella dei Collegi Universitari di Merito. I dati evidenziano infatti che il 41% dei genitori degli studenti dei Collegi di Merito svolge lavori esecutivi, il livello considerato dalla letteratura più basso rispetto alla condizione socioeconomica, contro una media del 25% per la popolazione universitaria complessiva, a dimostrazione della capacità del modello di intercettare giovani provenienti anche da contesti socioeconomici meno favoriti.
Il calo demografico rischia inoltre di accentuare le differenze tra aree già fortemente attrattive e territori che faticano a trattenere o ad attirare studenti (e quindi giovani). Diventa quindi sempre più importante progettare, intorno agli atenei, ecosistemi capaci di rendere le città luoghi in cui studiare, vivere e costruire il proprio futuro, contribuendo al tempo stesso allo sviluppo sociale, culturale ed economico della comunità urbana che produce ogni anno almeno 16,8 milioni di euro di valore sociale.
Attraverso un’offerta integrata di residenzialità e formazione, anche nelle regioni del Mezzogiorno, i Collegi si configurano come poli capaci di creare opportunità direttamente sul territorio. Accanto alla direttrice principale della mobilità Sud-Nord, registriamo infatti anche una significativa mobilità Sud-Sud verso i centri in cui i Collegi sono presenti, come Napoli, Bari, Catania e Palermo.
I Collegi rappresentano quindi veri e propri centri culturali urbani, capaci di creare connessioni tra università, istituzioni e società civile, favorendo partecipazione, diffusione del sapere e sviluppo del capitale umano, e contribuendo così a generare un impatto positivo sulla città. Questo ruolo si inserisce pienamente nella strategia europea «Right to Stay», lanciata dalla Commissione UE nel 2026 per contrastare lo spopolamento e le disparità regionali: l’obiettivo è garantire a ogni cittadino europeo la possibilità di costruire il proprio futuro nel luogo che chiama casa, senza essere costretto a trasferirsi per mancanza di opportunità. In questo senso, i Collegi di Merito diventano un presidio territoriale che offre ai giovani, anche a chi proviene da aree periferiche o svantaggiate, gli strumenti per costruire un percorso di crescita senza doversi necessariamente allontanare dal proprio contesto d’origine – o comunque restando parte di un ecosistema che valorizza il talento locale.
La terza sfida per l’Università nello scenario attuale del calo demografico è la capacità di attrarre studenti internazionali. Il rafforzamento dell’attrattività richiede, tra i fattori, anche una visione di sistema che guardi all’esperienza complessiva dello studente e, insieme alla didattica, integri sviluppo personale e professionale, servizi di supporto, accompagnamento e inserimento nel mondo del lavoro e una residenzialità di qualità, a prezzi sostenibili, vista non solo come alloggio ma come parte di un progetto più ampio.
Accompagnare sempre di più i giovani anche nella dimensione personale del loro percorso, è infatti molto importante. Chi entra oggi all’università ha bisogno anche di orientamento, ascolto e di strumenti per affrontare le diverse fasi della propria carriera accademica nonché l’accesso a un mondo del lavoro in rapida evoluzione. La capacità di gestire l’incertezza, imparare dall’errore, sviluppare autonomia e competenze relazionali deve quindi diventare sempre più parte integrante dell’offerta complessiva allo studente.
È in questo quadro che l’esperienza dei Collegi Universitari di Merito può rappresentare per tutto il Paese un modello di riferimento: nei Collegi gli studenti e studentesse non sono solo ospitati ma vengono anche accompagnati nella costruzione del proprio percorso accademico, personale e professionale.
I risultati confermano il valore di questo approccio: il 95% degli studenti consegue la laurea nei tempi previsti e il 97% trova lavoro entro un anno.
In un contesto in profonda trasformazione, la sfida per l’università italiana è navigare il cambiamento sociale ma anche consolidare il proprio ruolo di spazio in cui il Paese riconosce, coltiva e mette a frutto il talento dei giovani. Non c’è investimento più importante.
* Presidente della Conferenza dei Collegi Universitari di Merito (CCUM)
