La premier Meloni a Bari: non ci parlino di equità, andati incontro anche alle richieste della Cgil
Sale sul palco e arriva subito al punto, Giorgia Meloni. La manovra. La quarta in tre anni, che vale 18,7 miliardi, rimarca. «È stata definita una manovrina dall’opposizione, perché non ha abbastanza soldi», dice. Fa una pausa, poi parte all’attacco: «Vale la pena di ricordare all’opposizione che avremmo potuto fare una manovrona se non avessimo i 40 miliardi di euro di crediti del geniale superbonus di Conte».
Respinge, in un crescendo di toni, le critiche alla legge di Bilancio mosse dalle opposizioni. «La sinistra ci viene a dire che questa manovra favorisce i ricchi. Io penso che ci voglia molto coraggio a sostenerlo. Secondo loro chi guadagna, diciamo, 2.400 euro al mese e magari ci mantiene tre figli, è un ricco che va mazzolato. Io non sono d’accordo. Sono persone che lavorano e che vanno sostenute», sottolinea tra gli applausi.
«Ci parlano di equità. A noi, che abbiamo fatto la manovra per aiutare i più fragili, i redditi più bassi e il ceto medio, e per farlo abbiamo chiesto un contributo alle banche. Ci parlano di equità loro, che prendevano i soldi dai lavoratori per darli alle banche. Lezioni da questa gente anche no…».
Accusa il leader Cgil Maurizio Landini: «Siamo andati incontro anche a richieste della Cgil, ma Landini indice un altro sciopero: sempre di venerdì, non sia mai che la rivoluzione la facciamo di martedì».
La platea la osanna. «Vi voglio bene» dice, invitandoli a non darsi per vinti in questa sfida tutta in salita contro il candidato governatore di centrosinistra Antonio Decaro.
Poi difende la riforma della giustizia. «Dicono “votate no al referendum per mandare a casa la Meloni”. Ma mettetevi l’animo in pace, arriveremo a fine legislatura e chiederemo il giudizio degli elettori: la Meloni la possono mandare a casa solo gli elettori. Una cosa alla quale la sinistra non è abituata: la democrazia».
Qui, dove al governo della Regione c’erano gli avversari, la premier parla anche di sanità: «Abbiamo aumentato gli investimenti di 17 miliardi da quando ci siamo insediati, la sinistra usa un pallottoliere truccato», e «la Puglia governata da loro è l’ultima regione in Italia per rispetto dei tempi d’attesa per le prestazioni sanitarie». Mentre in Italia, dice, «le liste d’attesa migliorano, con un milione e 300 mila prestazioni in più».
Anche gli altri leader Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, difendono la manovra e i vantaggi per le classi più deboli e per il ceto medio. «Che è quell’Italia che produce, che lavora», dice Tajani. Plaudendo alla folla che «potrebbe riempire lo stadio San Paolo» dice con una piccola gaffe (lo stadio barese si chiama San Nicola).
E poi ancora la giustizia. Meloni riafferma che non si dimetterà : «Solo gli italiani possono mandarmi a casa». Perciò dice: «Togliamo ai partiti il controllo sulla magistratura». «Mente sapendo di mentire», replica Conte convinto che con la riforma la politica «non lascia ma triplica».
Infine Meloni si concede lo sfizio di replicare ai «filosofi» di sinistra: «Abbiamo il consenso più alto, ma loro dicono che siete scemi, che mi apprezzate perché mi truccano bene; mi trucco da sola e neanche troppo bene. È una sinistra superficiale e supponente. Adesso hanno un sacco di buone idee, non si sa perché quando sono stati 10 anni al governo non le hanno anche messe in pratica. La realtà è diversa, vedono che ce la stiamo mettendo tutta. Stiamo migliorando, ma dobbiamo fare di più. È voi non dovete smettere di spronarci, siate implacabili e pretenziosi».
