12 Febbraio 2026

Il gas detta legge, il Pil obbedisce. Come viene deciso il prezzo e le ripercussioni sull’economia. E perché nessuno interviene

Il governo lavora da mesi a un decreto per ridurre il costo dell’energia elettrica in Italia. Per spiegarne l’importanza parto da un punto più generale. I recenti dati sul Pil italiano (crescita dello 0,3% nel quarto trimestre del 2025) continuano a essere poco entusiasmanti rispetto sia alla media europea (l’anno scorso siamo cresciuti meno della media), sia alle «tigri del Sud Europa» (Spagna, Grecia, Portogallo). Questi Paesi, come noi, tra il 1999 e il 2019 avevano perso terreno rispetto al resto dell’eurozona, ma ora, al contrario dell’Italia, stanno recuperando alla grande: il Pil spagnolo cresce da tre anni al 3%, contro il nostro zerovirgola. Come ha sostenuto il presidente di Confindustria Orsini, questa maggiore crescita riflette anche il più basso costo dell’energia in quel Paese: una piccola/media impresa industriale italiana paga l’elettricità il 57% più di un’impresa spagnola (vedi un lavoro di Galli, Stagnaro e Martino pubblicato sul sito dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica). Un abisso.
Perché in Spagna l’energia costa meno? La Spagna ha sviluppato più di noi la produzione di energia da fonti rinnovabili, non ha mai abbandonato completamente il nucleare ed ha conseguentemente costi marginali di produzione più bassi dei nostri. Da noi il ruolo del gas naturale è ancora molto elevato ed ha costi più alti. Dato il modo in cui il prezzo dell’energia viene fissato, questo mix ci svantaggia: infatti, questo prezzo, è prevalentemente legato al costo della più costosa fonte di produzione di energia, ossia, il gas. Vediamo perché.
Il prezzo dell’energia, con qualche semplificazione, è fissato, sul cosiddetto «mercato del giorno prima». In questo mercato il prezzo dell’elettricità si forma, ogni quarto d’ora, attraverso il meccanismo del «prezzo marginale»: le offerte di vendita di elettricità da parte dei vari produttori (sia quelli che utilizzano gas, che quelli che utilizzano le rinnovabili) vengono ordinate per prezzo e l’ultima offerta necessaria a soddisfare la domanda, l’offerta «marginale» che è quella più costosa, fissa il prezzo pagato a tutti i produttori accettati, anche se questi erano disposti a vendere a un prezzo più basso. Quando l’impianto marginale è a gas — il che accade nel 70% dei casi — il prezzo finale è quello richiesto dai produttori che operano con questa fonte, caratterizzata da costi più elevati anche per l’onere dell’acquisto dei permessi di emissione, cioè delle autorizzazioni a emettere CO2: ai valori attuali, l’incidenza è di circa 35 euro per MWh.
Riassumendo, le imprese pagano l’elettricità non in base al suo costo medio di produzione, ma in base al costo, più elevato, affrontato dai produttori che utilizzano il gas, incluso l’acquisto dei permessi di emissione. Corrispondentemente, i produttori che utilizzano rinnovabili vendono a un prezzo molto più alto di quello che sarebbe necessario per coprire i propri costi (che non includono i permessi di emissione) e margini di profitto ordinari, a meno che non si siano impegnati contrattualmente a vendere la propria energia a un prezzo prefissato. Paradossalmente, questa situazione disincentiva uno spostamento completo verso le rinnovabili, perché i grandi produttori hanno interesse a continuare a produrre, in parte, con gas per fare in modo che il prezzo dell’energia continui a essere determinato dal maggiore costo affrontato producendo con gas.
Da anni esponenti sia del centrodestra che del centrosinistra propongono di sganciare il prezzo dell’energia dal costo del gas (il cosiddetto decoupling). Appare in ogni caso singolare che i produttori da fonti rinnovabili ricevano un prezzo che incorpora anche il costo dei permessi di emissione, pur non essendo soggetti a tale onere. Ma non si è mai fatto nulla: oltre alle difficoltà tecniche, ci sono di mezzo svariati miliardi. Le nostre imprese hanno così difficoltà ad affrontare la concorrenza estera che fronteggia costi dell’elettricità più bassi.
Una soluzione completa del problema richiede forse un intervento a livello europeo, ma il nostro governo, oltre che sollevare il problema a Bruxelles, dovrebbe anche utilizzare gli spazi di manovra esistenti per intervenire al più presto su una questione che si è trascinata da troppo tempo.

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