Confermato il fermo all’altoforno dell’ex Ilva di Taranto: la tutela della salute prevale su ogni motivazione economica. Ma resta un interrogativo: può l’italia fare a meno della produzione di acciaio primario?
Anche la Corte d’Appello di Milano ha confermato ieri il fermo dell’altoforno dell’ex Ilva di Taranto. Ora la parola passa alla Corte di Cassazione che, anticipando i tempi della propria pronuncia, dirà il 20 ottobre la parola definitiva sul destino dell’area a caldo della grande acciaieria di Taranto. I posti di lavoro a rischio, come riferisce nella sua analisi Domenico Palmiotti su Il Sole 24 Ore, sono 3mila e 800 diretti e 4mila e 200 nell’indotto.
In altri tempi l’occupazione sarebbe stata l’emergenza primaria. A torto o a ragione? La Corte ha ribadito, giustamente, che la tutela della salute prevale su qualsiasi altra motivazione economica. Pur tuttavia, si apre un grande interrogativo, al quale non possiamo sottrarci. Può un Paese industriale, che ambisce a rimanere tale, fare a meno della produzione di acciaio primario? La risposta corretta, ma politicamente scorretta, sarebbe no.
La cordata italiana – che poteva svegliarsi anche un po’ prima – è interessata soltanto all’area a freddo, alla lavorazione secondaria dipendente dalle importazioni, soprattutto dall’Asia che ci sta invadendo con tutti i suoi prodotti derivati in gran parte dall’acciaio, come le auto. Gli eventuali acquirenti stranieri dell’ex Ilva sono frenati dai costi della decarbonizzazione, assolutamente necessaria, dall’incertezza legislativa, ma soprattutto dall’ostilità della popolazione. La Puglia, e soprattutto Taranto, non vogliono più un’acciaieria.
Non trova consenso nemmeno la possibilità di utilizzare forni elettrici, peraltro attivi in altre parti d’Italia. Meglio chiudere. I commissari hanno smesso di acquistare la materia prima. L’altoforno è stato posto in una condizione di preriscaldo. Inquina meno senza produrre nulla.
Si diffonde l’idea che si possa vivere di solo turismo, anche grazie al successo dei Giochi del Mediterraneo (ora chi pagherà i costi della manutenzione degli impianti?). Un’illusione pericolosa che non riguarda solo una bellissima e operosa Regione, ma che si diffonde un po’ ovunque. La fabbrica sotto casa piace solo se non emette anidride carbonica. Solo che così ci si impoverisce e vengono meno anche le risorse per tutelare la salute.
