Le difficoltà statunitensi messe in difficoltà dal nuovo corso imposto dal trumpismo. Occasione per gli atenei del Vecchio Continente
C’era una volta l’America. C’era una volta la terra che, dall’immediato secondo dopoguerra, ha accolto artisti, intellettuali e scienziati, animati dalla possibilità di trovare lì una meta di autentica libertà progettuale.
Destino imprevedibile. Il «Nuovomondo» si sta facendo paesaggio inimmaginabile sotto il governo di Donald Trump, responsabile di un radicale ripensamento dell’idea di Occidente, condotto con una disinvoltura priva di filtri ideologici e morali. Particolarmente rivelatore quel che sta accadendo nelle università statunitensi, strette tra tensioni opposte. Da una parte, il «wokismo». Dall’altra parte, il securitarismo.
Da un lato, il caso del grande classicista James Hankins, che recentemente ha lasciato Harvard, denunciando le difficoltà a parlare liberamente di cultura e le discriminazioni verso i maschi bianchi. Un episodio che restituisce il ritratto di un paese sempre più simile a «Wokeland», patria dell’obbedienza alle mode intellettuali e a un insostenibile dogmatismo. Dall’altro lato, tanti professori sono costretti a limitare il loro campo di studio, vittime di pervasive forme di controllo nei confronti di chiunque critichi l’inquilino della Casa Bianca.
Dinanzi a questi scenari, l’Europa ha un’opportunità storica. Diventare definitivamente e pienamente se stessa, fiera della sua solitudine. Prevedendo misure straordinarie e condivise che consentano ai più prestigiosi atenei del Vecchio Continente di farsi luoghi attrattivi e ospitali, capaci di offrire a «cervelli in fuga» le migliori condizioni per proseguire il loro lavoro.
Sarebbe un modo per riaffermare con forza l’identità di un’Europa diversa. Non l’Europa della finanza, ma l’Europa che, nella modernità, si è concepita e si è definita soprattutto attraverso la cultura. Continente dinamico e poroso, aperto all’«altro», informato da una pluralità di diversità interne. Impegnato a celebrare, come ha scritto George Steiner, la dignità dell’uomo, la realizzazione della conoscenza, la ricerca disinteressata del sapere.
