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Fonte: La Stampa
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A meno di sorprese dell’ultima ora, presto sarà il primo presidente rosa della banca centrale americana al posto di Ben Bernanke

Janet Yellen è la prima presidente donna nei 100 anni di vita della Fed. Il Senato americano ha ratificato la sua nomina alla guida della banca centrale americana al posto di Ben Bernanke. Yellen è anche la prima nominata democratica alla Fed da quando il presidente Jimmy Carter scelse Paul Volcker nel 1979.

 

Attitudine da “colomba”, esperta di disoccupazione, Yellen è rinomata per essere meticolosa e studiosa. A lei spetterà il compito di portare avanti l’exit strategy dalle misure straordinarie messe in campo contro la crisi, in un contesto di disoccupazione elevata e di inflazione bassa. Considerata una delle fautrici dei maxi aiuti della Fed all’economia, Yellen si troverà a dover gestire una situazione delicata con meno strumenti a disposizione rispetto a Bernanke: il bilancio della Fed, infatti, è esploso con la crisi toccando quota 4.000 miliardi di dollari rispetto agli 873 di fine 2006, quando Bernanke venne nominato. Uno dei maggiori compiti di Yellen sarà conquistare credibilità e non sarà facile con il mercato ossessionato dalla riduzione agli acquisti e lo scetticismo sulle previsioni della banca centrale. Con la politica monetaria determinata in via sperimentale, con nessuna strategia certa per le misure non convenzionali messe in campo contro la crisi, il tentativo della Fed di legarla a risultati reali come la disoccupazione è difficile, e riporta alla memoria gli anni 1970 e l’inflazione.

 

Bernanke, nella sua ultima conferenza stampa da presidente, ha dato il via ufficiale all’exit strategy, annunciando una riduzione degli aiuti all’economia a 75 miliardi di dollari al mese dagli 85 miliardi di dollari iniziali. Yellen dovrà delineare tutto il resto, ovvero stabilire se accelerare o meno il freno agli acquisti e soprattutto quando aumentare i tassi di interesse, ai minimi da anni. Secondo gli osservatori un aumento del costo del denaro non avverrà prima del 2015, mentre il piano di acquisti dovrebbe chiudersi quest’anno.

Gli occhi della Fed, soprattutto con Yellen, saranno puntati sulla disoccupazione: venerdì è in calendario il dato di dicembre, che offrirà anche un primo quadro della situazione del mercato del lavoro nell’intero 2013. La Fed ha fissato come obiettivo un target di disoccupazione al 6,5% per un aumento dei tassi e nell’ultima riunione, per rassicurare il mercato a fronte del freno agli acquisti, si è spinta oltre, precisando che la disoccupazione dovrà scendere ampiamente sotto la soglia identificata. Ma un’accelerazione dell’exit strategy potrebbe esserci: l’economia americana cresce, la disoccupazione è scesa al 7% e la spaccatura all’interno della Fed fra falchi e colombe si amplia. Yellen potrà contare su Stanley Fisher, il presidente della Banca d’Israele che il presidente americano Barack Obama dovrebbe nominare come vice presidente della Fed. Una nomina importante che potrebbe concedere a Yellen l’appoggio necessario ma che rischia di tradursi in tensioni nel caso in cui i due leader non fossero d’accordo.

 

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