Astensionismo: i giovani dovrebbero andare alle urne, un tesoro ottenuto con tanti sacrifici, contro i prepotenti

Cosa spinge tanti cittadini italiani, che per secoli si sono battuti per ottenere il voto, che lo hanno raggiunto da poco, soprattutto le donne, a decidere di non andare a votare?
Mi trovo spesso nelle scuole con ragazzi e ragazze che stanno per compiere i diciotto anni e presto dovranno votare. Chiedo loro se lo faranno. Molti mi dicono sinceramente di no. Chiedo il perché e la risposta è piu o meno sempre la stessa: Non credo più nella politica, non mi fido di nessuno, i loro discorsi non mi riguardano. Faccio notare che il non voto purtroppo non conta niente, non è un parere che cambi le cose, ma crea solo un vuoto in cui spesso si infila chi ha magari idee contrarie alle proprie.
Ed eccomi a riflettere su questa svogliatezza e questo disinteresse nei riguardi di uno dei diritti fondamentali in democrazia. Mi viene un dubbio crudele: che sia la democrazia stessa con i suoi riti vitali, le sue regole di uguaglianza a destare sospetti e antipatie? Ma cos’è che annoia o allontana dalla democrazia, che pure è un bene conquistato con tanta fatica e lunghi secoli di guerre , rivolte e rivoluzioni? Ma anche mi chiedo cosa vorrebbe chi volta le spalle, in cambio di una prassi parlamentare che viene composta dal voto dei cittadini secondo un principio giusto di delega in un mondo che si fa sempre più specializzato e massificato?
A volte ho l’impressione che la popolazione mondiale sia molto più intrecciata di quanto si pensi e che agisca spinta da profondi impulsi emotivi che si diffondono con la velocità di un vento capriccioso e insinuante. Come succede fra le coppie, ci si stanca della persona amata perché non si è approfondito il rapporto e si cerca qualcosa al di fuori della quotidianità. Questo qualcosa può essere un amore che a prima vista appare risolutorio delle proprie incertezze e poi invece si rivela tossico e avvelenato.
Ebbene, mi viene da immaginare che il mondo intero si stia innamorando di un pensiero seducente che riguarda una società idilliaca fatta di regolarità rassicuranti e di una pace imposta. Un sentimento che affida la sua sorte a una oscura autorità , non importa se violenta o rapace, purché dia l’impressione di potere affrontare il nemico. Un pensiero che rifiuta la logica, la conoscenza del passato, la riflessione razionale ma aspira a una mitizzazione di idee astratte ed eroicizzanti.
So già cosa mi si obietterà. Che il mondo cambia per l’avvento della tecnologie, per le spinte geopolitiche, per le complicazioni economiche, per l’avidità della industria delle armi, non per ragioni emotive, per quanto diffuse. E questo certamente è vero. Ma non sottovaluterei l’aspetto emozionale profondo, contagioso come una malattia che corre da continente a continente creando nuove aspettative certe di potere superare le conquiste di secoli come la democrazia e i diritti civili.
C’è qualcosa di profondamente irrazionale in questa attesa messianica di un futuro di sfavillanti certezze gerarchiche, pronte a garantirci una stabilità eterna. Le nazioni, secondo questo criterio, dovrebbero tornare a essere autonome e chiuse dentro confini stabiliti; i popoli che emigrano dovrebbero esseri costretti a rimanere nei loro spazi, senza tanta smania di muoversi; la famiglia dovrebbe tornare alla sua mitica saldezza costituita da un padre una madre e dei figli, tanti possibilmente; la scienza dovrebbe rinunciare ai suoi esperimenti e alle sue scoperte per lasciarsi guidare dal buonsenso antico, la magistratura che pretende di giudicare secondo le leggi della Costituzione dovrebbe ascoltare chi guida per conto della maggioranza, in quanto alle scuole dovrebbero adattarsi alla linea della guida suprema, escludendo gli studenti che non stanno al passo, soprattutto quelli stranieri.
Tutto questo “in nome del popolo” che secondo questo pensiero, desidera da anni e chiede ossessivamente governanti nuovi, eroici, capaci di imporre una volontà severa e senza dubbi, con la sicurezza di chi ha la verità dalla sua parte. L’innamoramento per un pensiero che cambi le conquiste etiche e sociali è contagioso, e accende i desideri: perché non provare qualcosa di nuovo quando il presente sembra avariato sgradevole e nemico? Ma c’è qualcosa di nuovo che non sia basato sulla conoscenza, sulla sperimentazione e sul risultato di una lunga serie di esperienze che hanno portato alle importanti conquiste democratiche?
Prego soprattutto i giovani di andare a votare, perché il voto è un prezioso tesoro che abbiamo ottenuto con tanti sacrifici, perché il non-voto non conta niente, ma crea solo dei vuoti che vengono riempiti dai più prepotenti.

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