12 Febbraio 2026

Il testo era stato approvato, con l’accordo Meloni-Schlein, alla Camera con l’unanimità

Una riformulazione che ha scatenato le polemiche. Il testo del ddl sulle nuove norme in materia di violenza sessuale è stato modificato per volontà della presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, sollevando critiche dai partiti delle opposizioni.

Cosa è stato cambiato
Va specificato che le modifiche sono arrivate durante il passaggio in Commissione al Senato, dopo che il testo era stato approvato all’unanimità alla Camera (con l’accordo tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein). «L’atto sessuale – si legge nel nuovo testo – è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso».
Un modo di superare il malcontento di alcuni esponenti del centrodestra, secondo cui la formula «consenso libero e attuale» era troppo vaga e, per questo, soggetta a troppe interpretazioni.

Bongiorno: «Norma mette al centro la tutela della donna»
La senatrice della Lega ha rivendicato la scelta spiegando che la nuova norma «mette al centro la tutela della donna, sottolineando che ogni atto contro il consenso della vittima è violenza sessuale. Si supera così decisamente l’obsoleta struttura della norma vigente che condiziona la punibilità a positive condotte di violenza, minaccia o abuso di autorità da parte dell’autore del reato». Dunque, per Bongiorno, «la tutela della vittima è a 360 gradi, perché la norma – e anche questa è una importante innovazione – punisce la violenza sessuale anche quando la persona si è trovata nell’impossibilità di esprimere consenso o dissenso perché è stata colta di sorpresa o non ha potuto reagire, paralizzata dalla paura o dall’imbarazzo».

L’ira delle opposizioni
«La proposta della presidente Bongiorno rappresenta un passo indietro» secondo i capigruppo di Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, «non solo rispetto all’accordo tra Schlein e Meloni che aveva portato all’approvazione del testo sul consenso alla Camera e rispetto alle stesse dichiarazioni di Bongiorno, ma anche rispetto alla giurisprudenza vigente e rischia quindi di rappresentare una scelta pericolosa».
Poi, la nota di tutte le opposizioni, con i capigruppo al Senato Patuanelli (M5s), passando per Paita (Iv), De Cristofaro (Avs) e Lombardo (Azione) che hanno denunciato la rottura del patto con Meloni: «A Montecitorio era stato raggiunto un risultato alto e condiviso, costruito sull’unità trasversale delle donne e su un principio semplice, chiaro, universale: solo sì è sì.
La proposta avanzata oggi 22 gennaio dalla presidente Bongiorno cancella quell’impegno assunto direttamente dalla Presidente del Consiglio Meloni, rappresenta un arretramento gravissimo rispetto a quel traguardo, rispetto alla parola data dal Governo e rispetto a una conquista che aveva unito il Parlamento e il Paese. La volontà non è consenso. Offuscare questa distinzione significa far male e indebolire la tutela delle donne e tradire lo spirito di quell’intesa».
Per il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, si tratta di «un accordo al ribasso con le frange più retrograde del centrodestra di governo. Spiace che una giurista come l’avvocato Bongiorno, che professionalmente e personalmente si è spesa su questo tema, abbia sacrificato per logiche politiche un buon testo, quale era quello precedente, che andava nella direzione delle soluzioni normative adottate da numerosi Paesi europei, in linea con la Convenzione di Istanbul, ponendo al centro il consenso».

A.N.D.E.
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