Decine di migliaia di agricoltori sono scesi nelle strade, pronti a marciare su Delhi per chiedere un prezzo minimo garantito per i propri prodotti

Barricate, agenti in tenuta antisommossa, gas lacrimogeni sparati sui manifestanti in prima linea e fatti precipitare con i droni su quelli nelle retrovie. Ma anche la sospensione dei servizi internet per rendere più difficile il coordinamento tra i dimostranti e il divieto per 30 giorni di riunirsi a scendere in piazza nella capitale.
Uno scontro annunciato
Le forze di sicurezza indiane sono ricorse a una miscela di metodi collaudati e novità per tentare di fermare decine di migliaia di agricoltori pronti a marciare su Delhi per chiedere un prezzo minimo garantito per ciò che producono. Le manifestazioni hanno preso il via martedì dopo che l’ultimo tavolo negoziale tra il governo e i rappresentanti della protesta si era chiuso senza risultati.
Una possibilità, quella di dover andare allo scontro, che il governo considerava altamente probabile, tanto che fin da domenica 11 febbraio alcune delle principali arterie che collegano New Delhi con l’Haryana, il Punjab e l’Uttar Pradesh erano state sbarrate dalla polizia con blocchi di cemento, pesanti transenne metalliche, tappeti di chiodi e container. Alcuni dimostranti che hanno tentato di smantellare le barriere sono stati arrestati.

Le rivendicazioni degli agricoltori
Gli agricoltori accusano il governo di non aver mantenuto fede a un impegno preso nel 2021 in occasione di un’altra protesta durata oltre un anno. In quella occasione i manifestanti ottennero il ritiro di alcune riforme approvate dal Parlamento per deregolamentare il settore agricolo, incassando la promessa di un’estensione del meccanismo che fissa un prezzo minimo d’acquisto dei loro prodotti. I manifestanti lamentano il fatto che la commissione istituita per affrontare la questione non abbia fatto progressi.
In India il governo fissa un prezzo minimo per oltre venti prodotti agricoli, ma vi si attiene solo per riso e grano, ovvero i due cereali su cui poggia il suo principale programma alimentare che garantisce 5 chilogrammi a testa al mese a oltre 800 milioni di persone. Un impegno finanziario enorme, stimato in 24,7 miliardi di dollari all’anno, che coinvolge direttamente solo il 7% dei produttori e che non manca di detrattori.
Secondo l’ex governatore della Reserve Bank of India Raghuram Rajan, il meccanismo di sussidi all’agricoltura è ormai diventato distorsivo e oneroso. Pagare prezzi fuori mercato per il riso – sostiene Rajan nel suo recente libro Breaking the Mould – incentiva un eccesso di produzione a discapito di legumi e verdure, peggiorando la qualità della dieta di centinaia di milioni di indiani e impoverendo le risorse idriche. Non solo, per andare incontro alle richieste degli agricoltori, nell’anno fiscale 2022-23, il governo indiano ha speso in sussidi per i fertilizzanti qualcosa come 27 miliardi di dollari, incentivando un abuso che sta minando la salute del suolo agricolo.
Negli ultimi anni però l’aumento dei costi delle materie prime, l’impatto sulle coltivazioni dei cambiamenti climatici e i divieti all’export di alcuni prodotti decisi dal governo per contenere l’inflazione alimentare hanno impattato negativamente sulle entrate di numerosi agricoltori. Tanto che l’esecutivo stima che nell’anno fiscale che si concluderà il prossimo 31 marzo il settore crescerà dell’1,8% contro la media del 4% degli ultimi sette anni.

Coltivatori sempre più indebitati
Una congiuntura non facile, che rischia di esacerbare l’annoso problema dell’indebitamento dei contadini indiani. Nell’anno fiscale 2020-21 l’ammontare ha superato i 220 miliardi di dollari, un terzo in più rispetto al 2015-16. Un peggioramento che in 5 anni ha fatto passare da 69 a 100 milioni il numero di coltivatori indebitati.
Il settore agricolo indiano soffre di numerosi problemi, primo fra tutti quello della bassa produttività, tanto che, pur occupando quasi la metà della popolazione in età da lavoro, genera meno di un quinto del Pil. Il fatto di impiegare così tante persone fa però della costituency agricola una voce difficile da ignorare, tanto più negli anni elettorali come questo. Quanto basta per far supporre che anche una maggioranza convinta di incassare il terzo mandato consecutivo, come quella che sostiene il governo di Narendra Modi, non lascerà incancrenire la situazione come tre anni fa.

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