In 52 Paesi si registra un arretramento del rispetto degli standard, 21 presentano dei miglioramenti in alcune categorie

Per il 18esimo anno consecutivo Freedom House registra un arretramento della libertà nel mondo. L’ultimo rapporto pubblicato dall’organizzazione americana che monitora diritti umani e diritti civili e lo stato della democrazia in 195 Paesi, ha evidenziato un altro passo indietro. In 52 Paesi si registra un arretramento del rispetto degli standard, a fronte dei 21 che presentano dei miglioramenti in alcune categorie. Non tali comunque – in entrambi i casi – da modificare sensibilmente il numero di Paesi che passano da una classificazione all’altra. Freedom House infatti ricorre alle definiti “Libero”, “Parzialmente libero” e “Non libero”. Entro questo schema emerge che il 38% della popolazione globale vive in uno stato “non libero”, quasi il doppio rispetto ai cittadini che stanno sotto governi liberi e democratici. Questi sono perlopiù in Europa e in Nord America, con qualche presenza comunque importante in Asia. L’arretramento del 2023 è sin peggiore di quello registrato lo scorso anno quando i Paesi in cui le libertà e i diritti si erano deteriorati erano 35, ma ben 34 avevano visto un miglioramento.
Il report è giunto alla 51esima edizione. E viene usato spesso come parametro ufficiale anche dal Dipartimento di Stato Usa con cui comunque Freedom House ha una fitta relazione.
In cima alla classifica dei Paesi “felici” sul fronte della democrazia resiste la Finlandia che registra il punteggio massimo, 100. Canada, Danimarca, Nuova Zelanda, Norvegia e Svezia sono poco distanti. Gli Usa hanno un punteggio di 83, appaiati a Croazia, Romania, Panama e Corea del Sud. L’Italia è sopra, con 90 punti, e conferma lo status dello scorso anno.
I due Paesi – nel bene e nel male – che cambiano categoria sono la Thailandia che da “non libera” diventa “parzialmente libera” e l’Ecuador che scivola da Paese libero a parzialmente. Il merito a Bangkokè delle elezioni svolte in un clima misurato e entro comunque una costituzione scritta dai militari che ha consentito partecipazione di entità diverse. In Africa, Eurasia e Medio Oriente il grosso delle le nazioni con i punteggi più bassi.
«La libertà globale ha fatto un grande passo indietro nel 2023» ha commentato Michael J. Abramowitz che di Freedom House è il presidente sottolineando che il 2024 è un anno cruciale segnato da molte elezioni (si vota in una settantina di Paesi) e da moltissimi conflitti che continuano a violare i basilari diritti delle persone.

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