Con il 52% dei voti e un’affluenza record la Lista studentesca fa la storia. Vucic ammette la sconfitta
«Gli studenti vincono», recitava lo slogan della Lista studentesca che in questa domenica di fine ottobre ha sfidato nelle urne 14 anni di potere di Aleksandar Vucic. E gli studenti hanno vinto. Contro ogni pronostico internazionale, e grazie a un’affluenza record del 70%, la lista nata dalla protesta universitaria cominciata due anni fa stasera incassa il 52% dei voti e scrive la storia. Una maggiroanza schiacciante, oltre ogni possibile contestazione. tanto che l’ex presidente Vucic è costretto a comparire in tv alle 21.30 e ammettere la sconfitta. «Izgubili smo izbore». Abbiamo perso. Il suo Partito Progessista si è fermato al 39,2% dei voti.
La festa per le strade della capitale, incontenibile, comincia molto prima dell’annuncio delle proiezioni. Un fiume di gente si riversa nelle piazze già alle otto di sera, non appena le porte dei seggi si chiudono. Parte dal viale delle facoltà universitarie di Belgrado, dove tutto è cominciato, scende per piazza della Repubblica, punta al gran finale in piazza Slavija: blocca il traffico, lancia petardi, canta, balla. Le dita alzate nel segno del 3, il numero assegnato alla Lista studentesca sulla scheda elettorale.
Una festa così qui in Serbia non se la ricordavano dal 5 ottobre del 2000, quando un’altra generazione di studenti, oggi cinquantenne, mandò a casa il criminale di guerra Slobodan Milosevic, in quella che passò alla storia come la Rivoluzione dei bulldozer. Ottobre allora, ottobre oggi. Al quartier generale degli studenti, a Nuova Belgrado, lontano dal centro, è un tripudio di palloncini rossi e di lacrime. Increduli i 250 candidati che fino a ieri facevano gli insegnati, i professori universitari, gli avvocati, i medici o i giuristi, e che da domani si ritroveranno seduti in Parlamento. Con numeri schiaccianti. Dopo l’Ungheria di Orban, ora anche la Serbia di Vucic cede il passo alla protesta della gente – e a quella della Generazione Z in primo luogo – contro una corruzione che non si poteva più vedere. Niente casseurs, qui, solo studenti preparati. Che sono scesi in piazza per due anni, si sono organizzati meticolosamente, hanno conquistato il voto nelle campagne con il porta a porta e stanotte hanno portato a casa il risultato.
Le lunghe code ai seggi, in questa domenica di ottobre, facevano già ben sperare fin dalla mattina. Alle 10 l’affluenza era altissima, degna di una sfida che sapeva di resa dei conti finale tra gli universitari e l’ormai ex uomo forte della Serbia. Gli elettori della Lista 3, quella degli studenti, li riconoscevi perchè arrivavano portandosi da casa la penna, «come aveva suggerito loro il movimento degli studenti», racconta Alessandro Alfieri, senatore del Pd tra gli osservatori Osce arrivati dall’Italia, come Vincenzo Amendola ed Emanuele Loperfido. E nonostante tutte le pressioni fatte dall’apparato di Vucic, era chiaro fin da subito che chi non stava dalla parte del vecchio leader non aveva più paura di andare a votare contro.
Qualche tafferuglio ai seggi c’è stato. Ma con numeri così grandi l’ipotesi dei brogli è rapidamente svanita dal tavolo. Nel tardo pomeriggio gli uomini di Vucic, col viso coperto dai passamontagna neri e protetti dalle camionette della polizia, hanno cominciato ad accamparsi minacciosi nel parco dei Pionieri di Belgrado, tra il Palazzo della Presidenza serba e quello dell’Assemblea nazionale. Per qualche ora si è temuto il peggio, ma con un risultato così netto come questo ogni tentativo di sovvertire il corso delle elezioni si è sciolto alle nove di sera, come neve al sole. Solo canti, a Belgrado. Solo dita alzate nel segno del 3.
