Fino a quando durerà la pazienza del ceto medio, oggi così disciplinato e silenzioso?
Il caso ha voluto che in questi giorni si sovrapponessero alcuni interessanti dati statistici dai quali si deduce tutta l’ingiustizia di un carico fiscale che grava essenzialmente sul ceto medio. Marco Ferrando su Avvenire ha commentato le ultime dichiarazioni Irpef in base alle quali risulta che undici milioni di italiani non versano un euro. Uno su quattro non paga o compensa. Un terzo del gettito è assicurato da un quinto dei contribuenti che avendo un reddito tra i 35 e i 70 mila euro sono considerati ricchi. Gli autonomi, beneficiari della flat tax, contribuiscono per il 15 per cento del totale pur godendo di una media pro capite più elevata (67 mila euro). Dipendenti e pensionati sono penalizzati dalla progressività dell’imposta.
Gli ultimi alleggerimenti sono stati un mero palliativo. Ferrando sostiene che una famiglia, nella quale vi fossero trattamenti così differenziati, andrebbe a rotoli per litigi e incomprensioni. Questo è il rischio che corre una società nel suo complesso. Fino a quando durerà la pazienza del ceto medio, oggi così disciplinato e silenzioso? Luigi Marattin, fondatore del partito liberal-democratico, ha analizzato l’ultimo rapporto dell’Ocse sui salari e si è chiesto retoricamente quale fosse il Paese con il ceto medio più tartassato. Purtroppo siamo noi. «Nel caso di un single – scrive Marattin – su 100 euro di stipendio alla fine ne arrivano in tasca 52,9. È il valore più basso del mondo occidentale: la media Ocse è 65,1. Prendiamo il caso di una famiglia con due figli. Sempre su 100 euro, alla fine (togliendo tasse e contributi ma aggiungendo i sussidi) ne rimangono 58,1, il secondo valore più basso del mondo occidentale, contro una media Ocse di 68,2». Con questo livello di tassazione sul ceto medio, costituito da pazienti «muli da soma» l’Italia non crescerà mai. «Coraggio, tagliate la spesa, se ci riescono le famiglie perché lo Stato no?»
Ma, intanto, si parla di rompere le odiose regole europee e fare più debito.
