I 90 miliardi di prestito a Kiev hanno ricevuto il via libera ma Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non parteciperanno all’esborso
Per la prima volta e salvo colpi di scena, l’anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina non sarà segnato da un nuovo pacchetto di sanzioni europee contro il Cremlino. A mettersi la maschera del guastafeste è ancora una volta Viktor Orban, ormai pronto a giocarsi il tutto per tutto nella sua battaglia all’Ue in vista del voto del 12 aprile. Il casus belli, questa volta, è l’interruzione dell’oleodotto Drubzha, che trasporta petrolio a Ungheria e Slovacchia, esentate temporaneamente dal divieto di import del greggio russo sancito da Bruxelles. L’oleodotto è stato bombardato da Mosca ma Orban da giorni ha puntato il dito contro Kiev. Fino a giocarsi il jolly: «Bloccheremo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee», è stato l’annuncio di Budapest. L’accordo politico era atteso alla riunione del Consiglio Affari Esteri e alla vigilia della missione a Kiev della presidente della Commissione Ursula von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Il pacchetto di misure, a prescindere dallo strappo di Orban, non godeva già di ottima salute. Lo stop ai servizi marittimi per le petroliere russe, nei giorni scorsi, aveva destato infatti profonde perplessità in alcuni Paesi membri, a cominciare da Cipro e Malta.
Ma Orban ha puntato allo strappo totale. Sabato ha annunciato il veto al prestito da 90 miliardi all’Ucraina, affiancato dal suo alleato Robert Fico. Poi ha esteso il suo niet alle sanzioni. Per entrambi i testi occorre l’unanimità. Bruxelles, sul prestito a Kiev, ha ricordato a Ungheria e Slovacchia che gli accordi si rispettano, visto che il sì ai 90 miliardi è arrivato, unanime, al vertice dei 27 di dicembre con la clausola che Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca non dovranno sborsare un centesimo. Sul fronte energetico da giorni la Commissione cerca di fornire rassicurazioni a Budapest, sottolineando che la sicurezza energetica dei 27 è una priorità e spiegando che Kiev sta facendo il suo dovere nelle riparazioni dell’oleodotto. Non è servito a nulla.
