14 Ottobre 2026
elezioni politiche

Una legge , due partite da giocare. Approvato in via definitiva il nuovo sistema elettorale: Governo e Quirinale i veri obiettivi

L’impianto della nuova legge elettorale approvata ieri in via definitiva dalla Camera ha l’obiettivo di garantire la stabilità: un fattore che dovrebbe essere apprezzato da tutte le forze politiche. Perché consente alla coalizione vincente la possibilità di dispiegare la propria azione politica per l’intero arco della legislatura. E perché proietta un’immagine solida del governo nei rapporti con i partner europei e nelle relazioni internazionali. Con tutti i benefici che un mandato a lungo termine può offrire nelle trattative. Nell’interesse del Paese.
L’altro elemento positivo dello Stabilicum è che la riforma punta a restituire agli elettori il diritto di scegliere da chi farsi governare. Un elemento di chiarezza che fa seguito a una stagione durante la quale si sono succedute alleanze a dir poco sorprendenti, se è vero per esempio che tra il 2018 e il 2021 Giuseppe Conte — a nome del Movimento Cinquestelle — è stato presidente del Consiglio di due governi con due maggioranze alternative: una con la Lega, l’altra con il Partito democratico. E davvero non si capiva dove fosse finito il mandato che gli elettori avevano affidato a M5S, giunto al voto con la promessa di non allearsi con nessuno.
La riforma elettorale ha insomma l’intento, per certi versi condivisibile, di restituire un rapporto più trasparente e lineare tra la politica e i cittadini. Se non fosse che anche stavolta è espressione della sola maggioranza di governo. E anche stavolta va registrato un vulnus che è figlio dell’incapacità dei partiti di trovare un’intesa larga, trattandosi di norme a cui sono affidate le regole del gioco. C’è in Italia un’applicazione infantile del bipolarismo che si trascina fin dalla nascita della Seconda Repubblica e che esclude «in linea di principio» l’accordo con gli avversari. Peraltro si tratta di una postura che contraddice il dialogo bipartisan emerso più volte durante l’iter della legge.
Legge che mostra una serie di potenziali criticità sulle quali spetterà alla Corte Costituzionale esprimere il giudizio definitivo. Si vedrà se e fino a che punto la Consulta deciderà di toccare l’impianto della riforma, di certo il voto di ieri alla Camera ha una forte rilevanza politica: apre di fatto una campagna elettorale particolare, perché le urne non decideranno solo le sorti di Palazzo Chigi ma anche quelle del Quirinale. È da un paio di anni almeno che la corsa al Colle sta impegnando i partiti in una gara di posizionamento in vista di quell’evento. Che rappresenterà il vero traguardo della prossima legislatura.
E allora si capiscono meglio le difficoltà del Campo largo a trovare un assetto di potere condiviso prima ancora che un accordo di programma, così come si intuiscono i problemi di un centrodestra che cerca di riuscire in un’impresa mai realizzata da nessuno: bissare la vittoria. Ma tutte queste tensioni rischiano di mettere in secondo piano l’esigenza di continuare ad affrontare i problemi del Paese, resi ancor più gravi da una crisi internazionale i cui effetti si stanno ripercuotendo sul sistema economico. E dunque sui cittadini.
In questo senso un elemento di chiarezza dovrebbe venire dal governo, indicando l’orizzonte temporale della legislatura che al momento spazia da marzo a settembre del prossimo anno. Non c’è dubbio che si tratterà di un passaggio politico e istituzionale delicato, durante il quale si verificherà anche il rapporto tra la presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica, a cui la Costituzione assegna il potere di sciogliere le Camere. Ieri è stata solo completata la prima tappa di avvicinamento alle urne: la legge elettorale. L’ennesima. Chissà se sarà duratura e se l’Italia finalmente si allineerà alle altre democrazie occidentali, che hanno sistemi di voto consolidati.

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A.N.D.E.

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