14 Ottobre 2026

La Camera approva la riforma con 227 voti favorevoli e 164 contrari. Addio al Rosatellum e ai collegi uninominali: arrivano il proporzionale con premio di maggioranza, le preferenze e l’indicazione del candidato premier. Ecco tutte le nuove regole

Il Melonellum è legge. Con 227 voti favorevoli e 164 contrari, la Camera ha approvato definitivamente la riforma elettorale voluta dal centrodestra, mandando in pensione il Rosatellum, il sistema con cui gli italiani hanno eletto il Parlamento nel 2018 e nel 2022. Il voto finale, avvenuto a scrutinio segreto, chiude un percorso parlamentare segnato da tensioni nella maggioranza, modifiche al Senato e tre voti di fiducia alla Camera. Cambiano così le regole con cui saranno eletti deputati e senatori alle prossime elezioni politiche, previste nel 2027, salvo scioglimento anticipato delle Camere.
La novità principale riguarda l’assegnazione dei seggi. Scompaiono i collegi uninominali, nei quali viene eletto il candidato che ottiene più voti, e arriva un sistema proporzionale corretto da un premio di maggioranza. L’obiettivo dichiarato dal governo di Giorgia Meloni è garantire maggiore stabilità agli esecutivi, riducendo il rischio di maggioranze parlamentari fragili. Le opposizioni contestano invece una riforma che, a loro giudizio, potrebbe favorire il centrodestra nella prossima competizione elettorale.

Come funziona il premio di maggioranza
Il cuore della nuova legge è la soglia del 42% dei consensi. La lista o coalizione che la raggiungerà, risultando prima sia alla Camera sia al Senato, potrà ottenere un premio fino a 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi. È previsto comunque un tetto massimo di 220 seggi a Montecitorio e 113 a Palazzo Madama, esclusi quelli assegnati nella circoscrizione Estero. In questo modo uno schieramento potrà conquistare la maggioranza parlamentare anche senza aver ottenuto il 50% dei voti degli elettori. Il premio, però, non sarà automatico. Se nessuna coalizione raggiungerà il 42%, oppure se le due Camere premieranno schieramenti differenti, i seggi saranno distribuiti secondo il sistema proporzionale, senza bonus. Resterà quindi possibile un Parlamento nel quale nessuna forza politica disponga da sola dei numeri necessari per governare.

Le preferenze e i capilista bloccati
Cambierà anche il rapporto tra elettori e candidati. Il testo modificato dal Senato introduce la possibilità di esprimere fino a tre preferenze, consentendo ai cittadini di indicare i candidati che intendono sostenere. Rimangono però i capilista bloccati, scelti direttamente dai partiti, che conservano così un ruolo determinante nella composizione delle liste. È una delle modifiche più discusse della riforma, arrivata dopo un confronto particolarmente difficile all’interno della stessa maggioranza. Il sistema cerca di conciliare la possibilità per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti con il controllo delle candidature da parte delle forze politiche.

Il candidato presidente del Consiglio
Un’altra novità riguarda l’indicazione del futuro presidente del Consiglio. Prima delle elezioni, partiti e coalizioni dovranno dichiarare il nome della persona che intendono proporre per guidare il governo. Gli alleati dovranno indicare lo stesso candidato. Non si tratta, tuttavia, dell’elezione diretta del premier. La nomina del presidente del Consiglio resterà una prerogativa del presidente della Repubblica, secondo quanto stabilito dall’articolo 92 della Costituzione. L’indicazione sulla scheda avrà quindi un significato politico, ma non vincolerà costituzionalmente il capo dello Stato.

Le soglie di sbarramento e le nuove regole per i partiti
Il Melonellum mantiene la soglia di sbarramento del 3% per i singoli partiti e del 10% per le coalizioni. Introduce inoltre un meccanismo di recupero per la lista più votata tra quelle che non raggiungono il 3% all’interno di una coalizione ammessa alla ripartizione dei seggi. I voti delle formazioni minori contribuiranno comunque al risultato complessivo dell’alleanza.
Cambiano anche le regole per presentarsi alle elezioni. Per alcune formazioni non rappresentate in Parlamento la raccolta delle firme diventerà più impegnativa: il numero richiesto salirà da 1.500 a 6.000 per circoscrizione. La riforma interviene inoltre sulle modalità di voto dei fuori sede e sulla distribuzione dei seggi nella circoscrizione Estero.

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A.N.D.E.

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