Elezioni comunali

FdI tiene in standby la festa per la vittoria. Senza exit poll le analisi dei territori fanno sperare i giallorossi

Calma con la festa. All’Hotel Regina Margherita, lungomare di Cagliari, fino a ieri notte non si era ancora visto nessuno. L’ha prenotato il partito di Giorgia Meloni, dovrebbe essere, tra qualche ora, la scenografia della presa dell’isola da parte dei Fratelli. La festa delle Regionali, appunto, a cui la Lega è invitata, sì, ma per cortesia. Ed è probabile che se qualche ras locale del Carroccio si presenterà, lo farà col sorriso stirato di chi ha dovuto ingoiare il rospo, il ritiro del governatore uscente, Christian Solinas, capo del Partito Sardo d’Azione affiliato a Matteo Salvini, che ha provato a difendere la posizione fino alla fine (scornandosi con Meloni e alla fine perdendo la mano). Ma calma, dicono a notte i luogotenenti in Sardegna della premier. «Non esistono partite facili». L’affluenza è in leggero calo, facendo un raffronto con la tornata di 5 anni fa. Alle 22 il dato è 52,4%. Nel 2019 aveva votato il 53,7% degli aventi diritto.
I numeri delle provincie fanno un po’ sperare il fronte avverso, i giallorossi che si giocano questo match di Regionali assieme, Pd e 5 Stelle, a traino dell’iper contiana Alessandra Todde, ex viceministra dello Sviluppo, oggi deputata, sarda di Nuoro. L’uomo di Meloni invece è il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, «Trux» per i colleghi di partito, con tanto di simil tatuaggio («ma era scritto col pennarello», dice lui) sull’avambraccio.
Le urne saranno scoperchiate alle 7 di stamattina. Niente exit poll. Dunque il giorno del voto è segnato da veline impazzite. Interpretazioni delle code ai seggi. Vaticini da sfera di cristallo, chissà quanto fondati. Però l’affluenza dice qualcosa, forse: è in forte salita la partecipazione a Nuoro, +3%, che è la città di Todde, anche se il sindaco appoggia Renato Soru, l’ex governatore del Pd che aveva chiesto le primarie e che, non avendole ottenute, si è candidato da outsider, con un fronte che dire variopinto è poco, da Azione a Rifondazione comunista. A Olbia, roccaforte della destra, invece, -3% di partecipazione. Cala anche Oristano, altra terra dove FdI in genere va forte. Cagliari, che con l’hinterland vale quasi un terzo degli elettori dell’isola, ha molti meno votanti rispetto al 2019: -4%. Ma va capito come si muoverà il capoluogo: Truzzu non sembra un sindaco molto amato. È in coda alla classifica di gradimento dei primi cittadini italiani. Un segnale era già arrivato un anno e mezzo fa: mentre Meloni trionfava alle Politiche, nelle urne cagliaritane la coalizione di destra-centro finiva sotto al cartello messo su dal Pd di Enrico Letta, senza i 5 Stelle. Meloni si è vista una sola volta, in città, per il comizio finale, disdettando altri due appuntamenti in agenda (tra cui quello con i pastori). Sia Giuseppe Conte che Elly Schlein invece hanno macinato comizi sull’isola.
In assenza di proiezioni a seggi appena chiusi, anche nei comitati elettorali si guardano gli ultimi sondaggi sfornati. Pure per pesarsi come liste. Aleggia lo spettro del voto disgiunto, da parte dei salviniani scontenti per il siluramento di Solinas. Ma non è solo per questo che la Lega è irrequieta. L’ultima rilevazione arrivata nel quartier generale di Truzzu, tre giorni prima del voto, dava gli ex lumbard tra il 3 e il 4%. Un capitombolo, se si pensa che il Carroccio alle scorse Regionali superava l’11%. Era stato, quel voto del 2019, il battesimo della Lega nazionale di Salvini. La prima regione del Meridione conquistata. Ora potrebbe segnare l’inizio della fine di quel progetto. Non è un caso che Luca Zaia in Veneto ammetta in queste ore di rimpiangere la «Lega Nord», con quell’aggiunta geografica che Salvini aveva fatto di tutto per smantellare.
Un crollo della Lega, se i sondaggi della vigilia saranno confermati, sarebbe un altro colpo alla leadership del vice-premier, che al contrario di Meloni qui ha saettato da un Comune all’altro, quasi «casa per casa», come raccontano con orgoglio i suoi colonnelli. In Sardegna si è presentato anche il generale Roberto Vannacci, pronto per la candidatura alle Europee col Carroccio: aveva il posto d’onore alla premiazione della Sartiglia, il carnevale di Oristano con la famosa giostra equina. E chissà se pure lui, il generale indagato, dopo il risultato di oggi comincerà a sospettare di avere puntato sul cavallo sbagliato.

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