Nel 2031 la pensione di vecchiaia arriverà invece a 67 anni e 8 mesi: l’effetto dell’allungamento della vita sulla previdenza
Si allontana l’età della pensione di vecchiaia per gli italiani: nel 2029 si andrà in pensione a 67 anni e mezzo (sei mesi) mentre nel 2031 si dovranno aspettare i 67 anni e 8 mesi: è quanto l’effetto dell’aspettativa di vita che si allunga per gli italiani che determina (e allunga) i nuovi limiti anagrafici per andare in pensione.
La pensione anticipata più lontana: nel 2029 con 43 anni e 4 mesi di contributi
Nelle stime della Ragioneria generale dello Stato (Rgs) sulle «tendenze di medio lungo periodo del sistemo pensionistico e socio sanitario» si legge inoltre che «per andare in pensione anticipata indipendentemente dall’età anagrafica (cioè in base all’anzianità lavorativa e ai contributi versati alle casse previdenziali) si dovranno avere 43 anni e quattro mesi di contributi nel 2029 e 43 anni e 6 mesi di contributi nel 2031 (un anno in meno per le donne).
Le regole attuali della pensione di vecchiaia e anticipata
Ovviamente, le tendenze demografiche e la speranza di vita degli italiani incidono sulle pensioni a meno di un intervento della politica che sterilizzi (come già successo) gli effetti dell’aspettativa di vita sul sistema previdenziale.
Secondo le attuali regole, nel 2027 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni e un mese di età (per effetto della sterilizzazione) e nel 2028 con 67 anni e tre mesi. Per l’anticipata saranno necessari 42 anni e 11 mesi di contributi nel 2027 e 43 anni e un mese nel 2028.
Le «sterilizzazioni» degli ultimi governi
Gli effetti della speranza di vita sul sistema previdenziale erano già stati sterilizzati dal governo Conte 1 nel 2019 e fino al 2026 e nel secondo caso con l’esecutivo Meloni che, con l’ultima legge di Bilancio (2026), ha disposto una diluizione dei tre mesi in più che sarebbero dovuti scattare dal primo gennaio 2027: ne aumenterà uno solo (67 anni e un mese) e poi altri due dal 2028 (67 anni e tre mesi).
