Una delle idee che corrono nella Silicon Valley è che, una volta realizzata, la Superintelligenza Artificiale sarà un punto di svolta nel mondo come lo fu l’atomica negli Anni Quaranta. È un game changer, rivoluziona il gioco. La diffusa previsione è stata sottolineata da Mike Gallagher, ex membro del Congresso americano e oggi capo della sezione Difesa di Palantir, la società che è una fornitrice chiave del Pentagono per le tecnologie più avanzate. Il Paese che controllerà la Super AI, cioè i modelli che migliorano sé stessi, avrà un ruolo dominante nel mondo. È ciò che intendeva Donald Trump quando ha detto che «chiunque vince la Superintelligence, vince». Non che l’AI sia paragonabile agli ordigni nucleari: è che il suo controllo stabilirà i rapporti nel futuro ordine internazionale e oggi è al cuore della sfida tra Stati Uniti e Cina come l’atomica lo fu tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel dopoguerra.
Tecnicamente, non siamo ancora a questo punto ma in senso geopolitico sì: ogni valutazione sul futuro va fatta sotto questo scenario. Gallagher ha infatti usato l’argomento per sostenere che questa corsa tecnologica rende «più convincente» la presa di controllo di Taiwan da parte di Xi Jinping. L’isola di fatto indipendente dalla Cina stampa oltre il 90% dei semiconduttori più avanzati al mondo. Se Pechino si rendesse conto che l’America aumenta il suo vantaggio nella Superintelligenza, potrebbe sentire il bisogno di fare una forzatura per mettere le mani o fermare le attività, per dire, della taiwanese Tsmc, il maggior produttore di chip. «Terrebbe il resto del mondo economicamente in ostaggio», dice Gallagher: la sua analisi può essere influenzata dal desiderio di vendere i sistemi di Palantir, ma ha anche una sua logica.
Nel 2021, a Washington aveva preso piede la cosiddetta «Finestra Davidson», dal nome dell’ammiraglio Philip Davidson al tempo capo del comando Indo-Pacifico degli Usa. L’analisi diceva che entro il 2027 la Cina avrebbe avuto la capacità militare di invadere Taiwan. Ora, su queste previsioni ci sono dubbi, non ultimo perché le purghe di Xi hanno nel frattempo decapitato l’Esercito Popolare di Liberazione cinese: un attacco a Taiwan sarebbe rischiosissimo per Pechino. Il fatto è, però, che la gara per la Super AI può favorire drammatiche imprudenze.
