Il nostro Sistema sanitario è ancora in grado di erogare cure di qualità ma è sempre meno universalistico e aumentano le disparità regionali e sociali
Se non fosse irrispettoso verso il capo dello Stato, verrebbe da dire, ancora una volta, «per fortuna che Mattarella c’è!».
Il presidente della Repubblica ha recentemente ricordato con forza come la tutela e le sorti del Servizio sanitario nazionale siano una priorità assoluta, il ruolo fondamentale che ha avuto durante la pandemia ma anche le sue carenze alle quali si è cercato di dare una risposta concreta con gli importanti investimenti del Pnrr.
Il presidente ha anche sottolineato l’importanza del suo valore universalistico, «uno dei grandi patrimoni della repubblica», e come i cittadini italiani lo apprezzino e lo considerino «uno strumento fondamentale per assicurare il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione». Un dato quest’ultimo che emerge con forza dal sondaggio online effettuato dal Corriere della Sera in queste settimane e che verrà fra pochi giorni presentato al Tempo della salute.
Gli italiani credono nel valore universalistico, solidaristico, pubblico (che comprende anche il privato accreditato) del nostro Sistema sanitario nazionale e chiedono di rafforzarlo e sostenerlo, è questo il messaggio che viene dai cittadini e che il presidente Mattarella esprime, con la sensibilità e autorevolezza che lo contraddistinguono.
Quello che colpisce e contrasta è invece l’insensibilità e dissociazione della politica che discute di leadership, primarie, chi deve intervenire prima a un comizio, ma di sanità parla ben poco.
E non si tratta solo di confrontarsi sui finanziamenti indispensabili per sostenerla, ma su come governarla, quali strategie mettere in campo, come adeguare il nostro sistema sanitario alle nuove sfide e ai nuovi bisogni di salute.
Se ne è parlato la settimana scorsa al Festival dell’economia di Torino: il nostro Sistema sanitario è ancora in grado, malgrado il sottofinanziamento cronico di cui soffre da decenni, di erogare cure di qualità con una discreta efficienza ma è sempre meno universalistico mentre aumentano le disparità regionali e sociali.
Abbiamo assistito negli ultimi dieci anni a straordinari passi in avanti della medicina, ma siamo e saremo in grado di poterli offrire a tutti i cittadini in modo equanime?
Di questo vorremmo sentire discutere, anche e forse ancor di più in campagna elettorale.
