Nei primi sei mesi del 2025 i dazi di Trump sembravano la fine del mondo. Ora, gli scontri sul commercio internazionale appaiono sbiaditi: ormai, le tariffe sono per lo più strumenti di pressione su questioni geopolitiche. Venezuela, Iran, Groenlandia, Ucraina, Taiwan li hanno espulsi dalle prime pagine e apparentemente dalle fatiche delle diplomazie. In realtà, il 2026 sarà un anno fondamentale per stabilire il futuro degli scambi globali, per capire se le relazioni economiche non verranno vessate dagli scontri tra potenze. Ci sono alcuni appuntamenti di notevole portata nell’agenda del commercio. Alla fine di marzo, si terrà in Camerun la conferenza ministeriale della Wto, l’Organizzazione Mondiale del Commercio. Le aspettative sono basse: ci sono temi – pesca, agricoltura, meccanismo per risolvere le dispute sugli scambi, i privilegi da accordare alle economie in via di sviluppo – sui quali sarà molto difficile trovare accordi. Soprattutto, c’è la questione della riforma della Wto, che da ormai più di un decennio non funziona o funziona al minimo. Il fatto positivo è che Washington non è (per ora) uscita dall’Organizzazione, nonostante abbia deciso di abbandonare 61 organismi di cooperazione internazionale. La realtà negativa è che le probabilità di trovare un accordo di riforma tra i 166 membri della Wto sono vicinissime allo zero. Il mondo fondato sulle regole multilaterali, grazie alle quali tutti gli aderenti godono degli stessi privilegi, ha una possibilità minima di sopravvivere. In aprile, dovrebbe esserci il summit tra Donald Trump e Xi Jinping in Cina: Washington e Pechino sono chiusi in uno scontro tecnologico e commerciale e anche in questo caso l’asticella è bassa, non ci si aspettano sviluppi significativi. Più incerto è il destino dei negoziati per rinnovare, riformare o fare morire l’accordo sugli scambi tra Stati Uniti, Messico e Canada (Usmca). L’imprevedibilità di Trump rende difficile ogni previsione. A maggior ragione perché in autunno ci saranno le elezioni di metà mandato negli Usa e il presidente rischia di trovarsi un Congresso ostile, capace di bloccarlo. Prima di trovarsi azzoppato, vuole imporre le sue scelte anche sul versante degli scambi intra-americani. Nel 2025, il commercio mondiale ha resistito all’assalto delle grandi potenze. Vedremo se anche nel 2026 le saprà battere.

A.N.D.E.
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