Danimarca, Corea del Sud e l’America stanno rivedendo il rapporto tra studio a scuola e nuove tecnologie. Il digitale non è stato bocciato, ma integrato in una visione pedagogica più ampia
La scuola italiana, sul digitale, è tanto indietro da sembrare (quasi) un passo avanti. Mentre da noi la riforma del 2012 stenta tuttora a decollare — solo il 16% delle licenze di risorse digitali, libri e piattaforme, acquistate da scuole/famiglie viene utilizzato —, nella Danimarca pioniera si è deciso di fare marcia indietro. La «controriforma», iniziata spontaneamente in molte scuole già lo scorso anno scolastico, quest’anno è diventata strutturale: niente smartphone in classe e l’utilizzo di schermi, da prassi quotidiana, torna a essere un momento specifico, regolato dai docenti. Libri cartacei, quaderni e penne tornano protagonisti sui banchi. Il digitale non è stato bocciato, ma integrato in una visione pedagogica più ampia. Dove, dopo 14 anni di sperimentazione (reale), è emerso come porre uno schermo tra studente e docente — e tra gli studenti stessi — ha creato quella che viene definita una «solitudine di gruppo» nelle classi. Quello deciso a Copenaghen è un ripensamento — ma forse è più corretto definirlo una «normalizzazione» delle promesse didattiche del digitale — a cui sta guardando tutto il mondo. E che trova eco interessanti in altri Paesi.
In Corea del Sud, altro campione del tema: il 2025 aveva visto l’esordio in tutte le scuole — come «libri di testo ufficiali» — di manuali scolastici personalizzati attraverso l’intelligenza artificiale. Una scuola su misura di ognuno a cominciare dai testi, che è durata circa quattro mesi: in agosto l’Assemblea Nazionale del Paese ha votato un’altra «controriforma» che ha riportato i testi ufficiali in aula, relegando quelli con Ai — imprecisi, e a rischio privacy — a compendi opzionali. Negli Stati Uniti, e qui siamo al livello di istruzione universitaria, stanno rapidamente sparendo da molti atenei gli esami scritti, a mano o a monitor: troppo a rischio «copiatura» dalla Ai. La soluzione è tanto antica quanto raramente usata nel Paese: l’interrogazione orale. Uno dei (tanti) fiori all’occhiello della nostra, vecchia scuola.
