21 Ottobre 2026

Tra i punti a rischio costituzionaità della nuova legge elettorale c’è la mancata parità di genere dei capilista bloccati. Ma, in attesa del parere della Consulta, i partiti saranno disposti a rispettarla?
La Rete per un voto libero e uguale, appena costituita dai costituzionalisti Roberto Zaccaria ed Enrico Grosso, si appresta a promuovere una massiccia campagna contro la nuova legge elettorale. Appena entrato in vigore lo Stabilicum, partiranno 30 ricorsi nei distretti giudiziari con l’intento di promuovere ordinanze di remissione alla Corte costituzionale sulla legittimità di alcuni passaggi della riforma. Ma è probabile che siano prima alcune delle Regioni, in particolare quelle governate dal centrosinistra, a muoversi con la Consulta.
Sono diversi i punti critici, secondo la Rete di giuristi, avvocati e molti esponenti della politica, della società e della cultura, che dovrebbero essere esaminati dalla Corte costituzionale. Il premio di maggioranza, giudicato eccessivo, è applicato su base nazionale mentre il Senato è eletto per la nostra Carta su base regionale. C’è l’anomalia dell’indicazione preventiva del presidente del Consiglio, pur fatte salve le prerogative del Capo dello Stato. E poi, ancora, il numero «abnorme» di firme richieste per la presentazione delle liste in ogni collegio.
La motivazione più forte è però quella del mancato rispetto della parità di genere tra i candidati. I capilista bloccati potrebbero essere persino tutti uomini. In attesa di una possibile pronuncia della Consulta – che potrebbe essere autoapplicativa con qualche leggera correzione, non dunque una bocciatura – sarebbe interessante capire come i principali partiti pensano di compilare le liste. Chi è disponibile a rispettare la parità di genere anche per i capilista bloccati?
L’iniziativa della Rete dei giuristi ci consente di rendere un omaggio postumo a Felice Besostri che, anche solitario, fu uno degli combattenti contro il cosiddetto Porcellum, la legge Calderoli del 2005. Tanto combattuta ma che alla fine fece comodo al centronistra che vinse per pochi voti nel 2006 portandosi a casa un consistente premio. La Consulta, nel giudicarla parzialmente illegittima, arrivò dopo.

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